C-27 JEDI dell’A.M. rientra dall’Afghanistan. Più indifesi i nostri soldati

Pubblicato il 18 Dicembre 2014

VOLARE SICURI informa che, domenica 14 dicembre, ha avuto termine l’impiego operativo in Afghanistan del velivolo EC-27J JEDI (Jamming and Electronic Defense Instrumentation) dell’Aeronautica Militare che ha svolto una mole di lavoro per la difesa dei soldati italiani e della Coalizione.
Il primo velivolo EC-27J JEDI, denominato JEDI, è arrivato ad Herat nel 2012 e nei tre anni di attività in Afghanistan ha supportato più di 800 missioni ISAF, per un totale di oltre 2800 ore di volo, una media di 2 ore e mezzo di volo per ogni giorno.

“L’impiego dell’EC-27J JEDI si è dimostrato - riporta un comunicato ufficiale dell’A.M. - uno strumento fondamentale in tutte le operazioni, dato il suo fondamentale supporto tattico e strategico, grazie al quale ha garantito una cornice di sicurezza nelle aree d’impiego, supportando le missioni ISAF attive su tutto il territorio afghano, senza soluzione di continuità, da Jalalabad a Herat e da Kandahar e Murghab.


Jedi è costituito – informa VOLARE SICURI - da un sistema attivo di trasmissioni radio che consente di inibire l’uso delle trasmittenti utilizzate dai talebani per far brillare le bombe a distanza. Per questo, consente di rendere molto più sicure le missioni dei soldati in Afghanistan. Si tratta di una tecnologia rivoluzionaria, perché efficace e decisamente a basso costo frutto dell’inventiva del personale dell’A.M..
L’idea è nata nel verificare i limiti di sistemi molto più complessi e costosi già utilizzati dagli alleati che disturbavano le frequenze radio per impedire la trasmissione dall’operatore alla bomba.
Alcuni disturbatori erano in grado di provocare l’esplosione a distanza, ma i talebani hanno adottato la tattica delle “bombe gemelle” in cui la seconda era nascosta nei villaggi o nelle scuole. Così, quando esplodeva il primo ordigno, brillava anche il secondo.
Jedi è costituito da un rack elettronico delle dimensioni di un armadio da ufficio con una consolle e due posti di lavoro.
L’aereo, che vola a bassa quota, segue o anticipa il convoglio terrestre. Quando Jedi viene attivato forma una "campana elettronica" che isola tutti i dispositivi che trasmettono su frequenze diverse da quelle ISAF rendendo inutilizzabili tutte le altre. E’ significativo – rivela Volare Sicuri – che, da quando è stato impiegato in Afghanistan, JEDI è riuscito a bloccare tutte le trasmissioni radio che avrebbero attivato ordigni contro le truppe della coalizione e tutti i convogli scortati da JEDI non hanno subito attacchi.
I risultati conseguiti dal JEDI e dai suoi equipaggi sono il frutto dell’esperienza acquisita dal personale del ReSTOGE (Reparto Supporto Tecnico Operativo di Guerra Elettronica), inquadrato nella 9^ Brigata Aerea ISTAR-EW e all’operato dei naviganti e degli specialisti del 98° Gruppo Volo della 46^ Brigata Aerea.
Un impegno che si coniuga con le capacità operative espresse dall’Aeronautica Militare che, in Afghanistan, ha svolto le missioni assegnate con precisione, nel rispetto delle regole d’ingaggio a salvaguardia del contingente italiano, della coalizione e delle forze di sicurezza afghane limitando al minimo il numero delle perdite e i “danni collaterali”. Voli emozionanti e sicuri a tutti !!


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